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  • Il sostegno genitoriale

                                                     (dott.ssa F. Coviello)

            

 

 

 

  

 

 

IL SOSTEGNO GENITORIALE

   di Flaviana Coviello, psicoterapeuta e mediatrice familiare

"Essere,diventare,tornare ad essere genitori più sicuri,sereni e consapevoli" queste parole che costituiscono il nucleo centrale delle finalità della nostra associazione,   rispecchiano  in maniera chiara quanto il compito di genitori  appare arduo per chiunque;esso comporta una conoscenza una capacità,doveri e responsabilità di gran lunga  impegnativi,perché oltre a capire il bambino è necessario capire se stessi e possedere  un notevole auto controllo.

   Una struttura sociale in  continua evoluzione   economica culturale e relazionale  non può non ricadere  nella compagine familiare e dunque anche nella univoca e tradizionale definizione di ruoli; essa si allontana progressivamente dalle immagini genitoriali   efficaci e indiscutibili fino a pochi decenni fa; nell’ambito della famiglia sta diventando sempre più impellente  il bisogno  e la richiesta di acquisire molteplici competenze nella cura psicologica di neonati e bambini.

  Alla luce di una situazione densa di complessità,di pericoli(reali o immaginari) di tempi   limitati dedicati allo stare insieme, il desiderio  del bambino di esplorare e di muoversi liberamente viene spesso ostacolato, mentre si dilata  nei genitori  un senso di frustrazione e di ansia  legata al desiderio di crescere e di permettere al figlio il raggiungimento di una vita felice. 

  Per ciascuna delle tre dimensioni  contemplate (essere, diventare, tornare ad essere) si registra un incremento della domanda di sostegno da parte dei genitori, domanda che mostra uno smarrimento per la difficoltà di gestire la crescita di un figlio   e una richiesta di aiuto per far fronte agli innumerevoli stimoli provenienti da una realtà molteplice e complessa in cui la famiglia si trova immersa.

In tal senso un valido sostegno fornito ai genitori nei momenti difficili, può aiutarli a sviluppare  e a costruire quel rapporto sano con i figli, spesso sognato e idealizzato. 

  Al momento della nascita di un bambino si diventa genitori, la presenza del figlio modifica costantemente l’ immagine genitoriale dal momento che come il bambino attraversa varie fasi di sviluppo così il genitore è costretto a cambiare la relazione con il figlio, a modificarne gli atteggiamenti così da apportare continue innovazioni alla relazione genitore-figlio.

   Parafrasando il concetto ”non ci si bagna mai nelle stesse acque di un fiume” possiamo affermare  che la relazione con il figlio  non è mai la medesima in quanto l’evoluzione di un bambino richiede  una costante attenzione e modificazioni da parte dei genitori.

  Se consideriamo i primi tre anni di vita del bambino i bisogni psicologici (sicurezza,amore,stabilità,punti di riferimento ascolto) sono indispensabili  almeno tanto quanto il bisogno di nutrimento, di pulizia, di igiene;  mentre per quest’ultima  si ricorre ai pediatri, al medico di famiglia, alla tradizione familiare, per la prima  ci si affida all’istinto e spesso alle credenze tramandate  del tipo”è piccolo, tanto non capisce”, in questo modo l’impegno e l’attenzione per  la crescita psicologica rimangono  sullo sfondo trascurando il concetto che l’apporto dei genitori, in una fase in cui i bambini sono oltremodo permeabili  agli adulti di riferimento,  diventa estremamente importante e significativo per un percorso evolutivo armonico.

  Nel  figlio adolescente atteggiamenti infantili convivono con tendenze adulte al loro esordio, la oppositività agli adulti, il rifiuto di regole e comportamenti accettati fino a pochi giorni prima, hanno lo scopo tra l’altro di fronteggiare la paura della perdita di quell’affetto fatto di  coccole, abbracci e protezione, ma di dimostrare anche di poterne fare a meno.

  Il desiderio di conquistare  maggiore  autonomia, di voler  affermare propri valori costituiscono spesso oggetto di scontro con i genitori che in tali circostanze si sentono smarriti,  combattuti tra il desiderio di affermare la propria autorità e la paura di creare fratture profonde nel  rapporto con il figlio. 

  Il fenomeno della separazione non può essere considerato come un momento-evento distinto dal processo di formazione della coppia e della famiglia; tale fenomeno va legato al ciclo di vita individuale, al mutamento culturale di relazioni familiari fino ad arrivare ai nuovi  modelli riproduttivi (convivenze stabili, figli al di fuori del matrimonio,famiglie ricostituite senza il vincolo matrimoniale).Se la separazione viene considerata come fenomeno di una fase del ciclo di vita, altrettanto il ruolo genitoriale che ne deriva non deve essere sminuito nella sua immagine nè denigrato nell’esercizio delle sue funzioni ma va accolto nella nuova realtà in cui si trova ad operare  alla luce della legge 54/06 che contempla  l’affido condiviso dei figli con domiciliazione presso uno dei due genitori.

  Entrambi i genitori hanno la responsabilità della crescita sana e armoniosa dei figli ,nessuno dei due genitori può sentirsi riconosciuto come più adeguato rispetto all’altro;in questa ottica ogni genitore dovrebbe accettare la presenza dell’altro  nella vita dei figli.

  Dunque la separazione  richiede diversi comportamenti genitoriali,non solo nei confronti dei figli ma anche verso l’altro genitore.

  E’ una realtà nuova che pochi genitori sono in grado di affrontare, si sentono smarriti,non possono riferirsi alla realtà dei propri genitori il cui vincolo è ancora ben saldo  o che è rimasto tale fino alla morte di uno dei due;nel loro smarrimento annaspano e si comportano con i figli in modo incoerente, ora dispotico,ora permissivo ora supplice di richieste,  determinando in tal modo un inevitabile deterioramento della propria immagine genitoriale e  della relazione  genitore-figlio.     

  In virtù della complessità dell’intreccio individuo-famiglia-società, la domanda  che viene rivolta al professionista rispecchia la difficoltà di delineare  i confini  del bisogno della persona alla ricerca di  una strada che armonizzi le spinte intrapsichiche con le richieste della vita di relazione e con le pressioni del mondo esterno.  La richiesta di aiuto da parte di un genitore spesso è confusa e contraddittoria,è riferita a se stesso e nel contempo ai propri familiari, al proprio figlio apparentemente tanto strano e tanto diverso e di difficile gestione. 

  L’operatore, in situazione di ascolto  ha il compito di accogliere la domanda senza restituire ricette prestabilite e senza generare sensi di inadeguatezza e di inefficienza nel genitore,il suo intervento dovrebbe avere come obbiettivo centrale la scoperta e l’individuazione delle competenze  già presenti nel genitore facendo leva  sulle risorse cognitive affettive e relazionali che derivano dalle esperienze e dai vissuti del genitore medesimo.     

  Il sostegno genitoriale si differenzia dagli altri percorsi terapeutici,dalla psicoanalisi,dalla psicoterapia individuale e di coppia, dal counseling; la costruzione della relazione terapeuta-genitore,  rimanda metodologicamente  alla maieutica  di Socrate; è  circoscritto ad un massimo di sei mesi;  ha come obbiettivo  centrale condiviso  la cura e la crescita sana dei figli,insieme si riflette su insidie e minacce  che si esprimono in disturbi di relazione, conflitti di ruolo,difficoltà di comunicazione.

  Il nostro orientamento, come operatori socio-psico-educativi,è quello di   mettere in atto una pratica   di sostegno genitoriale individuale e di gruppo che abbia come finalità il sostenere e sollecitare il genitore a far affidamento sulle proprie risorse affettive ed esperenziali per sviluppare  tecniche di problem solving adatte a se stessi,secondo la particolare situazione e  la conoscenza del contesto familiare.

 

 

   

Centro DueCon - G. Cardiero, F. Coviello, E. Fontana, P. Miele Caccavale, M. Scognamiglio - direzione e coordinamento dott.ssa P. Miele Caccavale - via S. Brigida, 79 Napoli   tel/fax 081 251 40 11    mail  segreteria@centroduecon.it