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Attività del Centro
Eventi
"L'osservazione psicopedagogica del bambino"
"Le competenze genitoriali"
"Tematiche del diritto di famiglia: prospettive e percorsi integrati"
Articoli (dott.ssa P. Miele Caccavale) (dott.ssa M. Scognamiglio) (dott.ssa F. Coviello)
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IL SOSTEGNO GENITORIALEdi Flaviana Coviello, psicoterapeuta e mediatrice familiare "Essere,diventare,tornare ad essere genitori più sicuri,sereni e consapevoli" queste parole che costituiscono il nucleo centrale delle finalità della nostra associazione, rispecchiano in maniera chiara quanto il compito di genitori appare arduo per chiunque;esso comporta una conoscenza una capacità,doveri e responsabilità di gran lunga impegnativi,perché oltre a capire il bambino è necessario capire se stessi e possedere un notevole auto controllo. Una struttura sociale in continua evoluzione economica culturale e relazionale non può non ricadere nella compagine familiare e dunque anche nella univoca e tradizionale definizione di ruoli; essa si allontana progressivamente dalle immagini genitoriali efficaci e indiscutibili fino a pochi decenni fa; nell’ambito della famiglia sta diventando sempre più impellente il bisogno e la richiesta di acquisire molteplici competenze nella cura psicologica di neonati e bambini. Alla luce di una situazione densa di complessità,di pericoli(reali o immaginari) di tempi limitati dedicati allo stare insieme, il desiderio del bambino di esplorare e di muoversi liberamente viene spesso ostacolato, mentre si dilata nei genitori un senso di frustrazione e di ansia legata al desiderio di crescere e di permettere al figlio il raggiungimento di una vita felice. Per ciascuna delle tre dimensioni contemplate (essere, diventare, tornare ad essere) si registra un incremento della domanda di sostegno da parte dei genitori, domanda che mostra uno smarrimento per la difficoltà di gestire la crescita di un figlio e una richiesta di aiuto per far fronte agli innumerevoli stimoli provenienti da una realtà molteplice e complessa in cui la famiglia si trova immersa. In tal senso un valido sostegno fornito ai genitori nei momenti difficili, può aiutarli a sviluppare e a costruire quel rapporto sano con i figli, spesso sognato e idealizzato. Al momento della nascita di un bambino si diventa genitori, la presenza del figlio modifica costantemente l’ immagine genitoriale dal momento che come il bambino attraversa varie fasi di sviluppo così il genitore è costretto a cambiare la relazione con il figlio, a modificarne gli atteggiamenti così da apportare continue innovazioni alla relazione genitore-figlio. Parafrasando il concetto ”non ci si bagna mai nelle stesse acque di un fiume” possiamo affermare che la relazione con il figlio non è mai la medesima in quanto l’evoluzione di un bambino richiede una costante attenzione e modificazioni da parte dei genitori. Se consideriamo i primi tre anni di vita del bambino i bisogni psicologici (sicurezza,amore,stabilità,punti di riferimento ascolto) sono indispensabili almeno tanto quanto il bisogno di nutrimento, di pulizia, di igiene; mentre per quest’ultima si ricorre ai pediatri, al medico di famiglia, alla tradizione familiare, per la prima ci si affida all’istinto e spesso alle credenze tramandate del tipo”è piccolo, tanto non capisce”, in questo modo l’impegno e l’attenzione per la crescita psicologica rimangono sullo sfondo trascurando il concetto che l’apporto dei genitori, in una fase in cui i bambini sono oltremodo permeabili agli adulti di riferimento, diventa estremamente importante e significativo per un percorso evolutivo armonico. Nel figlio adolescente atteggiamenti infantili convivono con tendenze adulte al loro esordio, la oppositività agli adulti, il rifiuto di regole e comportamenti accettati fino a pochi giorni prima, hanno lo scopo tra l’altro di fronteggiare la paura della perdita di quell’affetto fatto di coccole, abbracci e protezione, ma di dimostrare anche di poterne fare a meno. Il desiderio di conquistare maggiore autonomia, di voler affermare propri valori costituiscono spesso oggetto di scontro con i genitori che in tali circostanze si sentono smarriti, combattuti tra il desiderio di affermare la propria autorità e la paura di creare fratture profonde nel rapporto con il figlio. Il fenomeno della separazione non può essere considerato come un momento-evento distinto dal processo di formazione della coppia e della famiglia; tale fenomeno va legato al ciclo di vita individuale, al mutamento culturale di relazioni familiari fino ad arrivare ai nuovi modelli riproduttivi (convivenze stabili, figli al di fuori del matrimonio,famiglie ricostituite senza il vincolo matrimoniale).Se la separazione viene considerata come fenomeno di una fase del ciclo di vita, altrettanto il ruolo genitoriale che ne deriva non deve essere sminuito nella sua immagine nè denigrato nell’esercizio delle sue funzioni ma va accolto nella nuova realtà in cui si trova ad operare alla luce della legge 54/06 che contempla l’affido condiviso dei figli con domiciliazione presso uno dei due genitori. Entrambi i genitori hanno la responsabilità della crescita sana e armoniosa dei figli ,nessuno dei due genitori può sentirsi riconosciuto come più adeguato rispetto all’altro;in questa ottica ogni genitore dovrebbe accettare la presenza dell’altro nella vita dei figli. Dunque la separazione richiede diversi comportamenti genitoriali,non solo nei confronti dei figli ma anche verso l’altro genitore. E’ una realtà nuova che pochi genitori sono in grado di affrontare, si sentono smarriti,non possono riferirsi alla realtà dei propri genitori il cui vincolo è ancora ben saldo o che è rimasto tale fino alla morte di uno dei due;nel loro smarrimento annaspano e si comportano con i figli in modo incoerente, ora dispotico,ora permissivo ora supplice di richieste, determinando in tal modo un inevitabile deterioramento della propria immagine genitoriale e della relazione genitore-figlio. In virtù della complessità dell’intreccio individuo-famiglia-società, la domanda che viene rivolta al professionista rispecchia la difficoltà di delineare i confini del bisogno della persona alla ricerca di una strada che armonizzi le spinte intrapsichiche con le richieste della vita di relazione e con le pressioni del mondo esterno. La richiesta di aiuto da parte di un genitore spesso è confusa e contraddittoria,è riferita a se stesso e nel contempo ai propri familiari, al proprio figlio apparentemente tanto strano e tanto diverso e di difficile gestione. L’operatore, in situazione di ascolto ha il compito di accogliere la domanda senza restituire ricette prestabilite e senza generare sensi di inadeguatezza e di inefficienza nel genitore,il suo intervento dovrebbe avere come obbiettivo centrale la scoperta e l’individuazione delle competenze già presenti nel genitore facendo leva sulle risorse cognitive affettive e relazionali che derivano dalle esperienze e dai vissuti del genitore medesimo. Il sostegno genitoriale si differenzia dagli altri percorsi terapeutici,dalla psicoanalisi,dalla psicoterapia individuale e di coppia, dal counseling; la costruzione della relazione terapeuta-genitore, rimanda metodologicamente alla maieutica di Socrate; è circoscritto ad un massimo di sei mesi; ha come obbiettivo centrale condiviso la cura e la crescita sana dei figli,insieme si riflette su insidie e minacce che si esprimono in disturbi di relazione, conflitti di ruolo,difficoltà di comunicazione. Il nostro orientamento, come operatori socio-psico-educativi,è quello di mettere in atto una pratica di sostegno genitoriale individuale e di gruppo che abbia come finalità il sostenere e sollecitare il genitore a far affidamento sulle proprie risorse affettive ed esperenziali per sviluppare tecniche di problem solving adatte a se stessi,secondo la particolare situazione e la conoscenza del contesto familiare.
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